Depressi da cognome ...
Un cognome che fa soffrire, perche' buffo e beffeggiato dagli amici
fin da bambini. E che, crescendo, puo' ostacolare le proprie ambizioni.
Tanto che molti decidono di cambiarlo: 1.400 sono le richieste che ogni
anno arrivano al ministero dell'Interno per sostituire anche solo una
lettera della parola che fa arrossire, cambiandone il suono e
sollevandoci dall'imbarazzo. "Ma a ogni persona che arriva a prendere
provvedimenti concreti per placare il malessere, ne corrispondono tre
che al contrario si chiudono in depressione. Una vera e propria
depressione da cognome". Parola di Massimo Di Giannantonio, psichiatra
dell'Universita' Gabriele d'Annunzio di Chieti.
"Il fenomeno - spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - e'
riconducibile a una grave lesione narcisistica del nostro ideale
dell'io: noi tutti abbiamo vissuto un processo psicologico che ci ha
portato a formare la nostra identita', ma se tale meccanismo e' stato
accostato per anni a un nome che mette in ridicolo, che falsifica in
apparenza il modo in cui noi pensiamo di essere, il nostro valore, si
possono creare due tipi di problemi. Uno intrapsichico, cioe' quello
che consiste nella critica che noi stessi ci facciamo, spesso
considerandoci colpevoli di portare un cognome che frustra le nostre
ambizioni. E uno interpersonale, l'idea cioe' di essere presi in giro,
svalutati dall'ambiente sociale sia stretto che allargato, e la
sofferenza che ne consegue".
Ma se c'e' chi reagisce a tutto questo e non appena possibile
rimedia al proprio cruccio modificando il cognome come previsto dalla
legge (Dpr 396/2000) "perche' ridicolo o vergognoso o perche' rivela
origine naturale", molti non hanno la forza di reagire e si chiudono in
una sofferenza che spesso richiede l'intervento dello psicologo.
"Esistono due strade che possono essere percorse da chi ha questo
problema. La prima - prosegue Di Giannantonio - e' quella del principio
di realta': si prende coscienza del malessere, delle soluzioni
disponibili per risolverlo e si agisce per eliminare questo 'insulto'
alla nostra personalita'. La seconda e' quella che va in direzione
opposta rispetto al principio di realta': con il tempo si procede verso
un conflitto nevrotico, un'interiorizzazione e un'elaborazione
depressiva del problema, che ci porta a vivere con il malessere in
maniera silente e non cosciente".
E il risultato e' "il progressivo abbassamento del tono dell'umore -
assicura lo psichiatra - la disforia, l'aggressivita' diretta a se'
stessi e anche agli altri". In sintesi la depressione, nelle sue varie
forme. In questi casi puo' essere utile, anche con l'aiuto di familiari
e amici che possono spingere a rivolgersi a uno specialista, "chiedere
una consulenza psicologica per capire quanto e' profonda la sofferenza
e quanto si sia radicata nella mente della persona, per tentare di
trovare una soluzione" che pur tardiva, puo' aiutare a uscire dal
tunnel del 'male di vivere', anche se provocato da un dato anagrafico.
| inviato da
icarus il 30/4/2008 alle 13:41 | |