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icarus Perchè è nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo
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9 aprile 2010
Internet-mania in Italia, cresce l'autorevolezza della Rete come fonte d'informazione

Italiani popolo di navigatori. Lo scorso febbraio 22,9 milioni di italiani hanno navigato in rete, con un incremento del 13% rispetto allo stesso mese del 2009. Oltre 19 milioni di persone passano in media piu' di 6 ore ogni mese sui social network, mentre sono oltre 14 milioni gli utenti che consultano le notizie online, con il 92% degli internauti che dichiara di farlo con regolarita' almeno una volta alla settimana. Secondo quanto emerso dai lavori dello Iab Seminar 2010, se da un lato il tempo medio speso per persona online sui social network e' cresciuto nell'ultimo anno del 52%, sul fronte news cresce la rilevanza di Internet come fonte d'informazione. A gennaio 2010 la percentuale di italiani che si informa online e' aumentata di circa il 25% rispetto all'anno precedente, con un tempo medio di permanenza sui siti di news di circa 45 minuti. Al tempo stesso sin diffonde il fenomeno della contaminazione tra mezzi: i social network stimolano l'interesse del pubblico verso altri media, attraverso il meccanismo del commento su Internet ad eventi, a trasmissioni o programmi tv.

 

Per Layla Pavone, presidente di Iab Italia e direttore di Isobar Communications, "l'individualismo dominante, al contrario delle previsioni piu' nefaste, sta generando nuove e impreviste forme di socialita' e di aggregazione, diverse da quelle tradizionali ma estremamente gratificanti, cementate da emozioni, sentimenti, passioni". Sono le nuove comunita', le tribu', i social network che, sottolinea Pavone, "trovano sovente in un 'love mark' un fattore aggregante intorno a cui ritrovarsi". 

 

Questo meccanismo 'emozionale', spiega il presidente di Iab Italia, "vale anche per l'universo dell'informazione e rappresenta una grande opportunita' per tutti gli editori che sapranno creare valore aggiunto per i propri lettori, valore del messaggio, dell'esperienza, della fonte, che, a lungo termine, creera' fidelizzazione e partecipazione".




permalink | inviato da icarus il 9/4/2010 alle 10:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
30 aprile 2008
Depressi da cognome ...

Un cognome che fa soffrire, perche' buffo e beffeggiato dagli amici fin da bambini. E che, crescendo, puo' ostacolare le proprie ambizioni. Tanto che molti decidono di cambiarlo: 1.400 sono le richieste che ogni anno arrivano al ministero dell'Interno per sostituire anche solo una lettera della parola che fa arrossire, cambiandone il suono e sollevandoci dall'imbarazzo. "Ma a ogni persona che arriva a prendere provvedimenti concreti per placare il malessere, ne corrispondono tre che al contrario si chiudono in depressione. Una vera e propria depressione da cognome". Parola di Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell'Universita' Gabriele d'Annunzio di Chieti.

 

"Il fenomeno - spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE - e' riconducibile a una grave lesione narcisistica del nostro ideale dell'io: noi tutti abbiamo vissuto un processo psicologico che ci ha portato a formare la nostra identita', ma se tale meccanismo e' stato accostato per anni a un nome che mette in ridicolo, che falsifica in apparenza il modo in cui noi pensiamo di essere, il nostro valore, si possono creare due tipi di problemi. Uno intrapsichico, cioe' quello che consiste nella critica che noi stessi ci facciamo, spesso considerandoci colpevoli di portare un cognome che frustra le nostre ambizioni. E uno interpersonale, l'idea cioe' di essere presi in giro, svalutati dall'ambiente sociale sia stretto che allargato, e la sofferenza che ne consegue".

 

Ma se c'e' chi reagisce a tutto questo e non appena possibile rimedia al proprio cruccio modificando il cognome come previsto dalla legge (Dpr 396/2000) "perche' ridicolo o vergognoso o perche' rivela origine naturale", molti non hanno la forza di reagire e si chiudono in una sofferenza che spesso richiede l'intervento dello psicologo.

 

"Esistono due strade che possono essere percorse da chi ha questo problema. La prima - prosegue Di Giannantonio - e' quella del principio di realta': si prende coscienza del malessere, delle soluzioni disponibili per risolverlo e si agisce per eliminare questo 'insulto' alla nostra personalita'. La seconda e' quella che va in direzione opposta rispetto al principio di realta': con il tempo si procede verso un conflitto nevrotico, un'interiorizzazione e un'elaborazione depressiva del problema, che ci porta a vivere con il malessere in maniera silente e non cosciente".

 

E il risultato e' "il progressivo abbassamento del tono dell'umore - assicura lo psichiatra - la disforia, l'aggressivita' diretta a se' stessi e anche agli altri". In sintesi la depressione, nelle sue varie forme. In questi casi puo' essere utile, anche con l'aiuto di familiari e amici che possono spingere a rivolgersi a uno specialista, "chiedere una consulenza psicologica per capire quanto e' profonda la sofferenza e quanto si sia radicata nella mente della persona, per tentare di trovare una soluzione" che pur tardiva, puo' aiutare a uscire dal tunnel del 'male di vivere', anche se provocato da un dato anagrafico.




permalink | inviato da icarus il 30/4/2008 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 aprile 2008
single per scelta ...
Single ma non troppo, e comunque fino a una certa età. Se sempre più persone scelgono di vivere da soli (tra questi sono 600 mila le donne sotto i 45 anni di età) il concetto di "single" rispetto agli anni '90 e' molto cambiato. A indagare il fenomeno, consultando ricercatori e studiosi, è il mensile Cosmopolitan che nell'ultimo numero pubblica un'ampia indagine sulle giovani donne single. "Negli anni '90, periodo dell'individualismo, essere single era uno status invidiabile. Profilo ideale: quarantenne in carriera di successo e con potere nelle relazioni pubbliche e private", spiega il sociologo Francesco Morace, dell'istituto di ricerche Furture Concept Lab. "Con gli anni ci si è resi conto che single voleva dire soli e la società ha rivalutato le relazioni. Oggi il concetto forte è quello dello 'sharing', ovvero quello della condivisione di esperienze con gli amici o in coppia. Tuttavia non si è tornati alla tradizione, oggi una ragazza tra i 20 e 30 anni non cerca per forza un marito, ma qualcuno che la capisca, che le voglia bene e con cui fare scelte. Con l'avanzare dell'età però tutto si complica...". Superati i 30, però, scatta il panico. "Alcune ragazze, cresciute con la convinzione di essere in una società paritaria, quando si accorgono che gli uomini hanno più potere e guadagnano di più - spiega la psicoterapeuta Ivana Castoldi - restano deluse e tornano addirittura alla tradizione: rinunciano pure al lavoro e scelgono la famiglia. Altre che non fanno scelte così radicali si mettono alla ricerca disperata".



permalink | inviato da icarus il 19/4/2008 alle 14:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
25 marzo 2008
Le 10 gaffes più incredibili al colloquio di lavoro

Che dire di quel tale che durante il colloquio di lavoro si è pettinato? O di quell'altro che mentre entrava nell'ufficio si è annusato le ascelle?
Possono sembrare assurde, invece sono solo due delle dieci gaffe più clamorose raccolte nell'annuale ricerca sugli errori commessi durante i colloqui di lavoro compilata dal sito di job online CareerBuilder.com.

L'elenco, basato su un sondaggio effettato tra 3.061 professionisti americani di recruiting e risorse umane dalla società di ricerca Harris Interactive, conta tra i peggiori:

 

  • Il candidato che durante il colloquio ha risposto al telefono e ha chiesto al selezionatore di lasciare per un po' l'ufficio perchè si trattava di una conversazione "privata".
  • Il candidato che ha detto al selezionatore che non avrebbe potuto lavorare per molto perchè pensava che avrebbe ricevuto l'eredità di suo zio quando fosse morto - e al momento lo zio in questione "non stava benissimo".
  • Quello che ha chiesto al selezionatore un passaggio a casa dopo il colloquio.
  • L'uomo che si è annusato le ascelle mentre entrava nell'ufficio del selezionatore.
  • La candidata che ha detto che non poteva fornire nessuna prova di scrittura perchè tutto quello che aveva scritto fino a quel momento era per la Cia e non poteva essere divulgato.
  • Il candidato che ha raccontato di essere stato licenziato dal precedente lavoro per aver picchiato il capo.
  • Quello che, offertogli del cibo prima dell'intervista, lo ha rifiutato dicendo che non voleva riempirsi lo stomaco con roba grassa prima di uscire a bere.
  • Quello che durante un colloquio telefonico col selezionatore ha tirato l'acqua del bagno.
  • Quello che ha tirato fuori un pettine e ha iniziato a pettinarsi.



permalink | inviato da icarus il 25/3/2008 alle 18:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
18 marzo 2008
Uomo al volante ...
Il famoso detto "Donna al volante pericolo costante" sembra esser destinato ad una epocale modifica. Secondo quanto emerso da un sondaggio condotto dall'Associazione australiana Nrma su 1.350 automobilisti, i conducenti peggiori, quelli più distratti e a rischio incidente, non sarebbero più le donne ma bensì gli uomini.
Il sesso forte, si evince dallo studio, è più portato a distrarsi durante la guida. Hanno ammesso di aver avuto incidenti per calo della concentrazione l'8% degli uomini contro il 5% delle donne.
Tra le attività colpevoli di distogliere più di altre l'attenzione dei maschi figurano la lettura del giornale, le effusioni con la partner seduta sul sedile accanto, la caccia all'insetto e l'immancabile sintonizzazione dell'autoradio. Dato interessante, quanto inquietante, la sempre più diffusa moda di radersi mentre si guida.



permalink | inviato da icarus il 18/3/2008 alle 11:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 marzo 2008
Nuovi nomi ...
L’anglicizzazione dei nomi non è un fenomeno solo italiano. Una recente indagine del Sunday Times ha mostrato che –nella stessa Gran Bretagna- la tendenza a rendere più international il proprio nome è molto diffusa, soprattutto fra gli immigrati musulmani. Mohammed diventa Michael, Houcine diventa Justin. Ma cambiano nome anche cinesi, indiani, russi. E il cambio del nome costa circa 45 euro.
Ma se i musulmani decidono di cambiare nome soprattutto per vivere senza essere guardati con sospetto, soprattutto dopo l’11 settembre, se i cinesi, i russi e gli indiani lo fanno per avere nomi più europei e facilmente pronunciabili, non si capisce bene perché gli italiani avvertano la stessa necessità.
E neanche i VIP ne sono immuni. Un caso per tutti: Chanel, la secondogenita in casa Totti. Ma non c’è bisogno di arrivare fino a Roma per rendersene conto. Basta fare un giro per le vie della nostra città, per le vie di Palermo, magari d’estate verso l’ora del tramonto.
Non è raro infatti, sentire le madri che richiamano a casa i loro figli per cena, quando questi ultimi si attardano a giocare per strada. Ma se una volta si sentiva “Sabbatuuuuuuri, veni mancia!” ora è più probabile sentire chiamare: "Kevineeeeeeeee...(Kevin), Sciantàaaalla...(Chantal), Giessicaaaa... (Jessica), Giannettaaaaaa... (Jeannette), Dominiiiiccheee... (Dominique)".
Spesso la scelta del nome è legata a particolari trasmissioni televisive e quindi a seconda del telefilm o dell’attore più in voga in quel periodo ci ritroveremo con annate varie di Jason e Jennifer, protagonisti di Beverly Hills, di Suellen direttamente da Dallas, di Samantha da Twin Peaks, di Mirko e Licia dal cartone animato, di Topazio dall’omonima soap, di Vanessa di Sentieri...almeno quest'ultimo nome è italiano!
Che sia colpa della televisione o frutto della globalizzazione sembra proprio che il fascino dei nomi esteri sia per alcuni genitori irresistibile, magari aggiungendo, per fare felici i nonni del bebè, un "Kevin, Gaetano" o "Naomi, Vincenza" immancabilmente con la virgola.



permalink | inviato da icarus il 11/3/2008 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 marzo 2008
I dottori alle casse ... del supermarket!
"Il latte c'è, il pane l'ho preso, il detersivo pure, la pressione del sangue...misurata".
Gli inglesi ne hanno sperimentata un'altra delle loro per venire incontro alla corsa contro il tempo. In alcuni punti vendita Sainsbury (catena di supermercati) a nord dell'Inghilterra è possibile prenotare una visita medica tra i pacchi di patatine e la carta igienica.
Il Dottor Mohammed Jiva ha creato un vero e proprio ambulatorio tra uno scaffale e l'altro del supermarket. Il servizio viene erogato due/tre volte a settimana.
L'iniziativa non è nuova, in America era già presente nella catena Wal-Mart. La differenza sostanziale sta nell'assoluta gratuità della visita medica perché a carico del Servizio Sanitario Nazionale. D'altra parte il medico può prendersi cura solo dei residenti di quella zona, e su appuntamento.
L'Associazione Medici non è convinta sulla coerenza e sull'efficacia dell'assistere i pazienti nello stesso posto in cui comprano sigarette, alcol e cibi grassi ma c'è chi vede in questo una concreta possibilità di informazione "salutare" che eviti l'acquisto di prodotti dannosi.
L'idea piace agli inglesi e agli altri supermercati; anche a Londra e dintorni stanno pensando di copiare l'iniziativa.
Il più soddisfatto di tutti è il Dottor Java, che una volta finito il turno di lavoro, può comodamente fare la spesa per casa.



permalink | inviato da icarus il 5/3/2008 alle 15:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
3 marzo 2008
Se gli insulti sono dovuti ...
Se i politici se lo meritano e' lecito coprirli di insulti. La legittimazione arriva dalla Cassazione che, con una sentenza della Quinta sezione penale (la numero 9084), stila un vero e proprio elenco di epiteti non proprio eleganti da rivolgere agli uomini di governo quando ce ne e' davvero bisogno.

E allora, dare del 'giuda' e' legittimo se un politico si macchia di 'alto tradimento'; anche 'buffone', a suo modo, rappresenta "legittimacritica". Se poi chi guida la macchina politica solleva una "indignazione" popolare, al limite, dice piazza Cavour, gli si puo' dare anche dell'"idiota". Il perche' di queste 'licenze', la Cassazione, lo spiega a chiare parole: "il diritto di critica riveste necessariamente connotazioni soggettive ed opinabili quando si svolge in ambito politico, in cui risulta preminente l'interesse generale del libero svolgimento della vita democratica". Ne consegue che "una volta riconosciuto il ricorrere della polemica politica ed esclusa la sussistenza di ostilita' e malanimo personale, e' necessario valutare la condotta dell'imputato alla luce della scriminante del diritto di cui all'art. 51 c.p.".

Dopodiche', se il giudice avra' verificato che l'operato del politico meritava di essere bollato con un epiteto che suona come ingiurioso, l'autore dello sfogo andra' assolto per non avere fatto altro che esercitare la liberta' di "critica politica".

Proprio per questa ragione la Cassazione ha ritenuto di cancellare la doppia condanna per diffamazione inflitta nei due gradi precedenti a Paolo G., un consigliere comunale di Como di Forza Italiache, uscendo dalla sala consigliare, aveva dato del 'Giuda' ad un collega di partito che all'ultimo momento si era comportato da voltagabbana, votando contro la delibera proposta dal suo partito, dopo averla inizialmente appoggiata. Un "grave tradimento politico" daindurre la Suprema Corte ad accordare l'assoluzione al consigliere comunale che aveva sfogato la sua rabbia contro il collega traditore. Attenzione pero' a non dare del 'Giuda Iscariota venduto': l'espressione, avverte la Suprema Corte, potrebbe ancora essere bollata come "infamante" e procurare guai con la giustizia.




permalink | inviato da icarus il 3/3/2008 alle 16:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
4 luglio 2006
La parola a te dovuta
Chi ama lo sa, anche quando non vorrebbe saperlo.
Lasciamo quindi aperte le porte della notte, quelle conosciute e quelle sconosciute, liberiamo i sentimenti, senza pudori e senza paure e aspettiamo che arrivino, come folata o brezza, le parole che da sempre avremmo voluto dire e che sempre avremmo voluto ascoltare. Aspettiamo, in un'attesa quasi febbrile, amara a tratti, spesso vuota,  ma piena, del suo senso più vero.


Il modo tuo d'amare
è lasciare che io t'ami;
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sanno offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole, abbracci
mi diranno che sei esistita
che mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.
E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Perché non debba mai scoprire
con domande o carezze
l'immensa solitudine
d'essere solo ad amarti.

Pedro Salinas, La voce a te dovuta




permalink | inviato da il 4/7/2006 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
1 luglio 2006
alla mia nazione
Oggi tutti si riscoprono italiani, nel senso più brutto del termine. Io non ho molto in simpatia tutti questi "amanti della patria" con la mano sul cuore a cantare l'inno, che vedono deli eroi in dei tizi che corrono dietro una palla percependo circa 500 euro per passo! Altro che eroi... La parola a Pasolini.

     

Alla mia nazione
 
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

    




permalink | inviato da il 1/7/2006 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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IL CANNOCCHIALE